Ormai è un meccanismo abbastanza consolidato: vediamo online una foto o un video particolarmente curati e ci chiediamo se siano veri o generati dall’intelligenza artificiale. La domanda non contiene necessariamente un giudizio, ma sapere che tipo di contenuto stiamo guardando ci permette di interpretarlo meglio.
E quando cerchiamo su Google e la prima risposta è una sintesi generata dall’AI, cosa facciamo? Ci fidiamo del riassunto, clicchiamo sulle fonti, approfondiamo, scrolliamo la pagina e leggiamo altri risultati?
È una domanda sempre più importante, perché cercare su un motore di ricerca è uno dei gesti più comuni che facciamo online ogni giorno e le risposte dell’intelligenza artificiale fanno sempre più parte di questa esperienza.
Naturalmente, anche prima delle risposte generate dall’AI non era sufficiente fermarsi ai primi risultati, perché la posizione non coincide in modo automatico con l’affidabilità di un contenuto. La differenza è che, con AI Overview, la sintesi arriva ancora prima dei risultati, e questa immediatezza rende ancora più importante capire da dove provengono le risposte alle nostre domande e ricerche.
Cos’è AI Overview di Google?
AI Overview è la funzione di Google che, per alcune ricerche, mostra in cima alla pagina una risposta rapida e sintetica generata dall’intelligenza artificiale, con più fonti cliccabili per approfondire.
In pratica, invece di vedere solo l’elenco dei risultati tradizionali, troviamo subito un riassunto originale pronto. Da qui la domanda: se la risposta è già pronta, è ben scritta e sembra completa e affidabile, ce la facciamo bastare o andiamo più in profondità per capire meglio e verificare che lo sia?
AI Overview sbaglia?
È il punto evidenziato da Oumi, società specializzata in ricerca nel campo dell’intelligenza artificiale e che a metà aprile 2026 ha pubblicato un’analisi sulle risposte di Google AI Overview, su richiesta del quotidiano New York Times.
L’analisi di Oumi si è concentrata su due domande a cui ha risposto con il suo esperimento (di cui fornisce i dettagli tecnici): quanto sono accurate le risposte di AI Overview? E quanto spesso contengono allucinazioni, cioè affermazioni che non trovano conferma nelle fonti citate?
Il risultato? Secondo Oumi, circa il 91% delle AI Overview analizzate conteneva la risposta corretta alla domanda posta, ma solo il 39% era sia corretto, sia del tutto confermato dalle fonti citate. In pratica, la sintesi può rispondere bene alla domanda principale ma potrebbe aggiungere spiegazioni, dettagli o passaggi che le fonti indicate non confermano davvero.
Oumi ha poi fatto un altro controllo sulle singole affermazioni contenute nelle risposte e ha evidenziato che solo il 67% di queste affermazioni era confermato dalle fonti: circa una su tre, quindi, non veniva confermata nei link alle pagine di riferimento.
Un esempio citato dal New York Times aiuta a capire meglio. Una semplice domanda: quando è stata trasformata in museo la casa di Bob Marley? AI Overview ha risposto 1987: secondo il New York Times, però, la data corretta è l’11 maggio 1986.
Il punto interessante sono proprio le fonti citate dalla sintesi: la pagina Facebook di Cedella Marley, figlia di Bob Marley, che non indicava la data di apertura del museo; un blog di viaggio con un’informazione imprecisa; una pagina Wikipedia con informazioni contraddittorie. Quindi, una risposta documentata ma con link che non permettevano di confermarla con certezza. Non solo: anche quando la fonte contiene informazioni corrette, la risposta può essere comunque sbagliata.
Naturalmente, Google avverte che le risposte possono non essere corrette e consiglia di controllare sempre, ma di fronte a contenuti che sembrano ordinati, convincenti e ben documentati, come reagiamo? Ci fidiamo o verifichiamo comunque?
La questione però supera la dimensione individuale, perché AI Overview non cambia solo il modo in cui leggiamo una risposta ma può cambiare anche il modo in cui arriviamo alle fonti, nonché il traffico verso i siti che producono contenuti e la visibilità delle informazioni online. Un tema di cui si discute anche in Europa e che ha da poco visto intervenire anche AGCOM, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
Cosa succede in Europa e in Italia
Il DSA (Digital Services Act), il regolamento europeo sui servizi digitali, prevede regole specifiche per i servizi VLOPS (Very Large Online platforms) e VLOSEs (Very Large Online Search Engines) che raggiungono più di 45 milioni di utenti al mese in Unione europea e che possono avere un impatto sui diritti fondamentali, sulla libertà di espressione, sulla libertà dei media e, di conseguenza, sulla possibilità per le persone di accedere a fonti diverse.
In aggiunta, nel 2025 la Commissione europea ha avviato un’indagine antitrust per valutare se Google abbia violato le norme dell’UE in materia di concorrenza usando contenuti di editori web e contenuti caricati su YouTube per servizi di intelligenza artificiale, tra cui proprio AI Overviews e AI Mode, senza compensare adeguatamente e senza dare agli editori la possibilità di rifiutare questo uso dei contenuti senza perdere la possibilità di comparire nelle ricerche su Google (molti dipendono dalla ricerca di Google per generare traffico e non vogliono rischiare di perderlo).
Dentro questo quadro si inserisce il recente intervento di AGCOM, che il 30 aprile 2026 ha deciso di trasmettere alla Commissione europea una richiesta di valutazione sui servizi AI Overview e AI Mode di Google a partire da una segnalazione di FIEG, la Federazione Italiana Editori Giornali:
“FIEG ha segnalato una significativa riduzione della visibilità e reperibilità dei contenuti editoriali che, da un lato, metterebbe a repentaglio la sostenibilità economica degli editori e degli autori, in particolare di quelli più piccoli e indipendenti e, dall’altro, inciderebbe sulla libertà di espressione e di informazione e sul pluralismo delle fonti. Segnala inoltre il rischio che le risposte prodotte dall’IA contengano errori, imprecisioni o persino informazioni inventate (le cd. “allucinazioni”), senza offrire all’utente la possibilità di verificarne facilmente le fonti.”
In pratica, gli editori mettono in luce i rischi di avere meno visibilità, meno traffico e quindi meno risorse per produrre contenuti. Per le persone invece, il rischio riguarda la possibilità di accedere a informazioni corrette, verificabili e plurali.
AGCOM ha quindi proposto la creazione di un tavolo permanente tra Google, altre piattaforme ed editori per “sviluppare un dialogo sui temi del copyright, dell’Intelligenza Artificiale e della tutela del pluralismo.”
AI Overview e informazioni online, tra attenzione e consapevolezza
AI Overview può aiutarci a orientarci con velocità tra le informazioni, ma abbiamo visto che il tema va oltre la semplice comodità della ricerca perché mette in gioco il modo in cui verifichiamo le risposte, la visibilità e l’affidabilità delle fonti e il pluralismo dell’informazione.
Osserveremo come evolverà il servizio, come si muoveranno le istituzioni europee e se e quali correttivi arriveranno. Intanto, resta sempre valida la buona abitudine di approfondire e controllare sempre da dove provengono le informazioni che ci interessano e che possono influire sulle decisoni più o meno grandi che prendiamo nella vita di tutti i giorni.


