Ad aprile 2026 abbiamo parlato di tutela dei minori online: abbiamo visto le linee guida del Digital Services Act, le novità annunciate da Instagram e YouTube per chi ha meno di 18 anni e l’app europea per la verifica dell’età presentata dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e ancora in fase di sviluppo. In chiusura, dicevamo che avremmo di nuovo affrontato l’argomento e nello specifico il lancio dell’app per verifica dell’età.
Avanti veloce di qualche mese: il 17 settembre 2026 la Commissione europea ha svelato l’EU Kids Act, ((qui il comunicato stampa), la proposta di regolamento sull’età a partire dalla quale dovrebbe essere possibile per i minori essere presenti sui social (dai 15 anni), e su come devono essere progettati i servizi online più usati dai più piccoli e dagli adolescenti.
La Commissione Europea introduce l’EU Kids Act con un paragone: imparare a muoversi online dovrebbe essere come imparare a guidare. In pratica: le persone più giovani possono godere dei vantaggi della presenza sui social solo quando sono consapevoli del loro funzionamento e dei rischi associati, e sanno come gestirli.
Vediamo quindi cosa prevede la proposta e a che punto è lo strumento europeo per la verifica dell’età, ricordando che per il momento parliamo di una proposta che dovrà passare dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea.
Che cos’è l’EU Kids Act?
L’Eu Kids Act – EU Keeping Internet Digital Spaces Accountable and Trustworthy, è una proposta di regolamento per la protezione dei minori online: prevede di vietare l’accesso alle piattaforme social sotto i 13 anni e fissa a 15 anni l’età minima per aprire un account intestato alla persona minorenne.
La premessa e il contesto: l’Unione Europea vuole dare un quadro uniforme a tutti gli Stati membri, e lo fa sulla base di dati quali:
- solo metà dei minori tra 9 e 16 anni dice di sentirsi sicuro o sicura quando è online
- chi ha tra 13 e 18 anni passa online in media 4,5 ore nei giorni di scuola e 6,1 ore nel fine settimana.
- una persona su tre tra gli adolescenti si sente stressata o esclusa socialmente e fatica a concentrarsi, e un minore su quattro incontra online contenuti dannosi o che lo turbano
- il cyberbullismo, che dal 2019 è la prima causa di richiesta di aiuto ai Safer Internet Centre, i centri che danno informazioni e supporto a chi vuole segnalare problemi legati al mondo online: minori, genitori, educatori e docenti.
Le regole riguardano:
- i social media
- le piattaforme per la condivisione di video
- i giochi online
- i chatbot e “amici virtuali” basati sull’intelligenza artificiale
- gli app store e i sistemi operativi.
Restano fuori i servizi a basso rischio per chi è minorenne, ad esempio le enciclopedie online, le piattaforme didattiche e le testate giornalistiche digitali.
I quattro pilastri dell’EU Kids Act
La Commissione basa l’EU Kids Act su quattro pilastri: l’accesso graduale ai social, la sicurezza fin dalla progettazione, la verifica dell’età con il ruolo dei genitori, e l’applicazione del provvedimento.
Le regole sull’età sono la parte più visibile e probabilmente quella che sarà più evidenziata nelle news che racconteranno la proposta, ma la maggior parte del testo (come anticipano anche le domande frequenti) riguarda il modo in cui i servizi digitali per i minori sono pensati e strutturati, partendo da un dato di fatto: sono progettati per attirare l’attenzione e massimizzare il tempo che i minori passano su queste piattaforme.
Ecco quindi i quattro pilastri della proposta.
1 – Accesso graduale ai social
In breve:
- nessun social sotto i 13 anni, salvo le piattaforme pensate per bambini e bambine, visibili con il consenso proveniente dall’account del genitore
- dai 13 ai 14 anni, possibilità di avere un account limitato sui social media e sulle piattaforme di condivisione video, con supervisione dei genitori su funzioni e tempo di utilizzo
- dai 15 ai 18 anni: possibilità di creare account social in autonomia, senza autorizzazioni da richiedere ai genitori, su servizi che per legge devono essere sicuri. La Commissione specifica che l’attenzione dei genitori però non deve venir meno: a queste età è ancora necessaria.
E i minori che a oggi hanno già uno o più account? Le piattaforme avrebbero sei mesi dall’applicazione delle regole per verificare l’età e disattivare i profili di chi ha meno di 15 anni.
2 – Servizi sicuri by design
Sicurezza by design, cioè la sicurezza come linea guida fin dalla progettazione di un servizio. In altre parole: chi crea servizi digitali per i minori deve evitare le tecniche pensate per trattenere le persone al loro interno il più a lungo possibile, come lo scrolling infinito o la riproduzione automatica, o le notifiche push che servono a “richiamare” le persone per fare in modo che tornino ad accedere.
Altro principio guida è mettere a disposizione impostazioni di sicurezza per evitare che i minori possano ricevere messaggi o richieste di contatto, e che i loro contenuti diventino pubblici; controlli facili da usare da parte dei genitori; nessuna possibilità di trasmettere contenuti in diretta.
Sono previste anche regole per i chatbot di intelligenza artificiale, che non devono simulare relazioni umane per non creare dipendenza emotiva, e per gli app store che dovrebbero classificare ogni app e gioco per età, usando il sistema di verifica dell’età della UE.
3 – La verifica dell’età
Con l’EU Kids Act, non basterà più dichiarare di avere una certa età o di aver superato una certa età. Bisognerà dimostrarlo.
Un punto delicato fin dall’inizio però è come verificare l’età senza “vedere” i documenti di un minore: le piattaforme devono dunque affidarsi a soluzioni indipendenti tra le quali l’app europea gratuita e, in futuro, al wallet europeo pensato proprio per l’identità digitale: tutti sistemi che accertano e comunicano se una persona supera o meno una certa soglie d’età, ma senza poter in alcun modo identificare, localizzare, rintracciare o profilare nessuno. È quella che viene chiamata la “zero knowledge proof” (dimostrazione a conoscenza zero).
E l’app europea di cui avevamo parlato ad aprile 2026? Il sito tecnico del progetto la indica in sperimentazione e nel frattempo è cambiata la soglia d’età: in conformità con l’EU Kids Act, oggi le età chiave sono 13 e 15 anni e non più 18.
4 – Applicazione dell’EU Kids ACt
L’EU Kids Act fa una cosa importante: sposta l’onere della prova e lo attribuisce alle piattaforme che devono dimostrare (e non solo dichiarare) di essere sicure by design. In altre parole, non spetta ai minori o a chi si prende cura di loro dimostrare di aver subito un danno dal loro utilizzo.
Per le piattaforme più grandi (dai 45 milioni di utenti attivi al mese nell’UE), ci sarà l’obbligo di presentare un piano che spieghi come intendono adempiere agli obblighi, piano che dovrà essere verificato da un revisore indipendente.
Quanto ai controlli e alle sanzioni, la Commissione europea supervisionerà direttamente le piattaforme online e i chatbot basati sulla intelligenza artificiale, mentre le autorità nazionali dei singoli Stati membri vigileranno sugli altri servizi e sistemi di IA indicati dall’EU Kids Act. Le sanzioni potranno arrivare al 6% del fatturato annuo globale.
Cosa succede adesso?
Come abbiamo evidenziato dall’inizio, l’EU Kids ACt è una proposta di legge che potrà anche essere modificata lungo il suo percorso di approvazione.
Nel frattempo, sottolineiamo un punto in particolare che l’EU Kids ACT chiarisce bene: la responsabilità di rendere sicuri i servizi è delle piattaforme, non dei genitori. Questo significa che i genitori avranno a disposizione strumenti come l’impostazione dei limiti di tempo o l’approvazione dei contatti, ma questi non sostituiscono in alcun modo gli obblighi dei fornitori delle piattaforme online.
Ciò detto, è la stessa Commissione a sottolineare che l’affiancamento degli adulti resta fondamentale anche quando un ragazzo o una ragazza ha compiuto 15 anni e può aprire i suoi account in autonomia.
Da parte nostra, seguiremo il percorso dell’EU Kids Act e ne riparleremo quando ci saranno novità.


