Libri per le feste 2025, da regalare o da leggere

Le feste passano, ma i libri giusti restano e regalarne o regalarsene uno o più di uno è sempre una buona idea. Anche quest’anno, come da tradizione, abbiamo scelto alcuni libri selezionati dal nostro Luigi De Luca, anche Direttore di Aphorism, il sito di neo-letteratura che supportiamo da sempre.

Nella lista troverai storie diverse per stile e intensità: una selezione che attraversa thriller, romanzi di formazione e narrativa contemporanea da leggere sul divano nei momenti di pausa festiva, o da infilare nello zaino per qualche giorno lontano da tutto. Buona lettura!

Il maratoneta – William Goldman

Il maratoneta compirà 50 anni nel 2026. Possiamo considerarlo un classico contemporaneo? Sicuramente è uno di quei romanzi che coinvolgono dalle prime battute e proseguono con ritmi sempre più serrati verso l’epilogo.

La storia parte da un’idea semplice: un giovane studente, appassionato di corsa, viene coinvolto suo malgrado in un intrigo che affonda le radici nell’eredità più oscura del Novecento. Da lì in poi sarà una discesa continua in un thriller paranoico, dove nessuno è davvero quello che sembra e la fiducia è un lusso. La narrazione è fluida e incalzante anche nelle fasi più complesse.

La struttura del romanzo è molto cinematografica e difatti Goldman è noto anche come sceneggiatore, non solo ovviamente del film omonimo interpretato magistralmente da Dustin Hoffman, ma anche dell’indimenticabile “Misery non deve morire” di Rob Reiner, regista ucciso con la moglie pochi giorni fa in circostanze misteriose.

Torniamo al libro: i dialoghi sono molto godibili e restano asciutti mentre si succedono inseguimenti, tensione e una sensazione costante di pericolo imminente. Il maratoneta è un thriller intelligente che non si limita al puro intrattenimento ma fa riflettere su memoria, colpa e identità. Perfetto da leggere tutto d’un fiato nelle pause concesse dai pasti luculliani previsti durante le feste, almeno il protagonista corre anche per noi e riduce i sensi di colpa.

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American Psycho – Bret Easton Ellis

American Psycho ha inciso un segno profondo nella letteratura americana degli inizi 2000. Ha sconvolto i lettori e ha rivelato un mondo distorto, ossessionato dall’apparenza, dal consumo e dal successo. Quel mondo degli yuppies americani che noi in Italia scimmiottavamo nei film, nelle parodie del Drive In, oppure come li canzonava Luca Barbarossa in un brano del 1988.

In America, però, quella subcultura nascondeva disagi profondi, disparità e storie sommerse, che in diverse circostanze hanno alimentato la cronaca nera delle metropoli. New York in particolare. E proprio New York è la città che ospita la storia di Patrick Bateman, giovane, ricco, impeccabile uomo d’affari di Wall Street… e serial killer spietato. O forse no? Proprio questo dubbio ci accompagna durante la lettura.

La violenza espressa da Bret Easton Ellis è estrema e disturbante, ma non è mai fine a sé stessa. Le descrizioni maniacali dei vestiti, i ristoranti e i brand diventano quasi complici degli omicidi stessi, perché mostrano il totale vuoto emotivo dei protagonisti che viene riempito di spese folli e superflue, finché non si sente bisogno di altro. Di qualcosa di più estremo e rischioso, per mettere in circolo adrenalina. Qualcosa che va oltre il sesso, le droghe, l’alcol.

Non è una lettura facile, né tantomeno rassicurante. American Psycho provoca e proprio per questo è un romanzo che resta addosso e che fa il suo lavoro anche a distanza di quasi 25 anni dalla prima edizione. Consigliato a chi cerca una lettura forte e non ha paura di confrontarsi con una delle satire più feroci e spietate della società contemporanea. Qualcosa partito negli USA negli anni ’80 e che possiamo riconoscere facilmente anche oggi in Italia, complici i social e la distorta necessità di apparire e ostentare stili di vita spesso discutibili.

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I ragazzi della Nickel – Colson Whitehead

La storia è ispirata a fatti reali e segue le vicende di alcuni ragazzi rinchiusi in un riformatorio della Florida negli anni Sessanta, un luogo dove l’idea di “rieducazione” si trasforma rapidamente in abuso sistematico e violenza.

Chi ha amato il film “Spleepers” di Barry Levinson con Kevin Bacon, Brad Pitt, Vittorio Gassman, Dustin Hoffman e Robert De Niro, non potrà non leggere questo libro. Il protagonista, Elwood, è un ragazzo idealista, cresciuto con i discorsi di Martin Luther King e convinto che il mondo possa essere giusto. Accanto a lui c’è Turner, più disilluso, più pragmatico. Il loro rapporto è il cuore del romanzo, mentre intorno a loro il sistema mostra il suo volto più crudele.

Whitehead sceglie uno stile sobrio che rende il libro devastante: non c’è bisogno di urlare quando i fatti parlano da soli. Ogni pagina pesa, ogni silenzio racconta qualcosa. Una storia coinvolgente che ci conduce alla rivelazione finale per scoprire una chiave di lettura diversa, e definitiva, rispetto a ciò che abbiamo creduto o immaginato fino alla fine.

È una lettura necessaria, che fa male ma che andrebbe affrontata. Un romanzo che parla di razzismo, ingiustizia e memoria, ricordandoci perché certe storie non devono essere dimenticate.

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Educazione indiana – Ram Pace

Educazione indiana è un romanzo autobiografico che cresce lentamente e appassiona il lettore. Ram Pace racconta una storia di formazione che attraversa infanzia, adolescenza e maturità. Nella sua narrazione intreccia memorie e trasformazioni collettive di un’India complessa, contraddittoria, e le mescola con Roma, le borgate, la sua gioventù. Il cuore del libro è proprio lo sguardo del protagonista: curioso, spesso spaesato, costretto a fare i conti con regole sociali, aspettative familiari e un mondo che cambia troppo in fretta.

L’educazione del titolo non è solo scolastica o culturale, ma soprattutto emotiva e morale: imparare a capire chi si è, da dove si viene e cosa si è disposti a mettere in discussione. La scrittura di Pace è misurata, genera empatia e ascolto. Viene voglia di saperne di più e per fortuna è possibile vedere il seguito di questo memoir in “Samsara Diary”, un film-documentario girato dallo stesso Pace e incentrato sulla figura di suo padre, “Baba” Sandro, che dopo aver superato di gran lunga le mode di massa e lisergiche del ’68 è davvero diventato profondamente induista, deciso a costruire il più grande tempio della Dea Kalì in Italia. Ci sarà poi riuscito?

La lettura è consigliata a chi ama i romanzi di formazione autentici, quelli che parlano di crescita e identità senza semplificazioni, lasciando spazio alle zone d’ombra e alla speranza di futuri migliori.

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Le origini del male – You-jeong Jeong

Thriller psicologico disturbante e ipnotico, che scava nella mente del male invece di limitarsi a descriverlo. In questa lettura è subito chiaro che non ci troviamo davanti a una storia consolatoria: non c’è un confine netto tra vittima e carnefice, né una verità salvifica da scoprire.

La vicenda ruota attorno a un giovane affetto da disturbi neurologici e a un rapporto familiare segnato da segreti, sensi di colpa e silenzi pesantissimi. La tensione non nasce tanto da ciò che accade, quanto da ciò che potrebbe essere accaduto o che potrebbe accadere da un momento all’altro.

Jeong costruisce la narrazione con grande abilità, dosando le informazioni e spingendo il lettore a dubitare costantemente di ciò che legge. La scrittura è precisa, capace di creare un senso di disagio che cresce pagina dopo pagina.

Le origini del male è un romanzo cupo, inquietante, che resta addosso anche dopo la fine. Perfetto per chi ama i thriller psicologici profondi, quelli che non si limitano a raccontare il male, ma provano davvero a capirne le radici, anzi le origini.

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