Nel nostro blog ci occupiamo spesso del rapporto tra i più giovani e il mondo digitale e online. Ad esempio, nel nostro ultimo post sul tema, parlando di protezione dei minori tra social e regole europee, concludevamo su un punto: strumenti e regole sono importanti, ma si devono accompagnare all’indispensabile presenza adulta.
Presenza adulta che però deve essere consapevole e formata a sua volta, punto che ci porta all’argomento di oggi e alle sue implicazioni: l’uso dell’intelligenza artificiale (IA) e, ancora prima, l’alfabetizzazione all’IA. Perché quando si parla di IA e delle sue implicazioni sulla vita di tutti e in particolare dei più giovani, il punto centrale è essere in condizione di capirla.
A questo proposito, proprio pochi giorni fa, il 18 giugno 2026, la Commissione europea e l’OCSE hanno presentato l’AILit Framework, il quadro per l’alfabetizzazione all’IA (AI literacy), pensato per la scuola primaria e secondaria e accompagnato da esempi pratici, con l’obiettivo di fornire una indicazione delle competenze necessarie per capire e usare l’IA con consapevolezza.
Cos’è l’intelligenza artificiale?
Il documento della Commissione europea sull’alfabetizzazione all’IA non può che partire dalla definizione di IA, che torna sempre utile.
È fondamentale ricordare che quando diciamo “intelligenza artificiale”, non parliamo di una cosa sola: esistono più sistemi IA, che funzionano in modo diverso a seconda di come vengono sviluppati e impiegati. Le due famiglie di IA da cui partire sono:
- la IA generativa che crea contenuti nuovi a partire dai dati con cui è stata addestrata. Può produrre risultati convincenti e dall’aspetto originale, ma dato che si basa su dati e materiali esistenti solleva anche questioni di autenticità, diritto d’autore e proprietà.
- la IA predittiva, che viene addestrata a riconoscere schemi nei dati esistenti e a prevedere ciò che probabilmente accadrà. È la IA integrata in sistemi anche molto diversi tra loro come le applicazioni che personalizzano i contenuti. Questa capacità predittiva può essere utile ma anche influenzare scelte concrete: in ambito scolastico, va verificato se sia davvero di supporto a chi studia.
Il concetto di consapevolezza emerge già da qui e riguarda anche la cognizione che non sempre sappiamo di stare interagendo con una IA: “i sistemi IA possono operare in background o come parte di un altro strumento e la loro influenza non è così evidente (Bender et al., 2021)” (pagina 19). A occuparsene è proprio il primo dei quattro ambiti del documento, “Interagire con l’IA”, che vedremo tra poco.
I quattro ambiti del documento sull’alfabetizzazione all’IA
Una precisazione importante prima di descrivere i quattro ambiti del documento: l’alfabetizzazione non è rivolta solo ai giovani e agli studenti in particolare, ma il quadro di riferimento si rivolge e include anche chi insegna, chi dirige gli istituti, chi si occupa di politiche educative e chi progetta contenuti e materiali per la formazione. In altre parole, conoscere l’intelligenza artificiale è una responsabilità condivisa e distribuita tra le figure che fanno la scuola nel suo complesso.
I quattro ambiti individuati descrivono modi diversi di entrare in rapporto con l’intelligenza artificiale:
- Interagire con l’IA: è l’ambito di partenza, essenziale per diventare consapevoli e responsabili in un mondo che sarà sempre più segnato dalla presenza della IA. In pratica, significa saper riconoscere i sistemi di IA, capirne opportunità e rischi, valutarne ciò che l’IA produce e decidere quale ruolo dare a questa tecnologia nella vita quotidiana.
- Creare con l’IA mette al centro l’uso della IA usata come strumento per dare forma alle idee, alla creatività, non per rimpiazzarla ma per ampliarla e stimolarla, tenendo conto anche delle questioni di originalità e proprietà intellettuale.
- Gestire l’IA significa ripartire il lavoro tra esseri umani e IA: decidere quando l’IA è davvero necessaria e quando è richiesto un ruolo più attivo da parte di un essere umano, mantenendo la supervisione sui risultati prodotti.
- Plasmare l’IA è l’ambito più avanzato: porta a considerare i sistemi di IA e la loro interazione con le scelte umane, e l’influenza che queste hanno sul loro impatto. Questo significa saper creare e migliorare i sistemi di intelligenza artificiale in un’ottica di rispetto dei valori umani e del bene comune. Da consumatori passivi, gli studenti diventano quindi “creatori responsabili”.
Il documento della Commissione Europea è lungo e dettagliato e contiene più esempi pratici: consigliamo la lettura integrale perché utile anche a chi non si occupa direttamente di scuola ma vuole conoscere meglio la IA e i suoi usi.
Come è stato accolto il documento?
La notizia è recente ed è presto per parlare di dibattito che probabilmente si svilupperà nelle prossime settimane. È interessante però leggere l’intervento di Aluisi Tosolini, filosofo dell’educazione, ex docente e dirigente scolastico, su Tecnica della Scuola.
Tosolini mette in luce i principi chiave del documento sull’alfabetizzazione alla IA e ne fornisce una mappa sintetica, sottolineando che, per i docenti, “comprendere e interagire con i sistemi significa chiedersi come l’AI produce una risposta, quali bias può incorporare, quali errori può generare e quando sia necessario l’intervento umano. In questa prospettiva, l’AI literacy non sostituisce il giudizio educativo, ma lo rafforza.”
Come sottolinea Tosolini quando parla della capacità di un educatore di esercitare il pensiero critico sulla IA, la familiarità con un sistema non è abbastanza: saper usare una IA significa anche e soprattutto capire come funziona, saper valutare cosa produce e saper decidere se, come e quando usarla.
Da parte nostra, come azienda che dà accesso alla rete, ci interessa osservare quel che la rete permette di fare, ai giovani e ai meno giovani, e la IA sta certamente in primo piano. Per questo continueremo a seguire come l’intelligenza artificiale entra ed entrerà nella vita quotidiana di tutti, e quali sono le risorse che possiamo usare per capirla e utilizzarla in modo consapevole.


