Quando pensiamo a una connessione in fibra ottica, pensiamo soprattutto alla velocità che ci offre. Le linee 100% FIBRA oggi sono una realtà parziale per l’Italia ma senza dubbio rappresentano il futuro prossimo della connettività che offre anche un altro aspetto positivo: meno consumi di energia.
Sulla diffusione, lo dicono i numeri. L’Osservatorio sulle comunicazioni 1/2026 di AGCOM di cui abbiamo appena scritto qui sul blog, racconta che le linee FTTH sono passate dal 13,6% del 2021 al 34,1% di fine 2025, mentre per le linee miste fibra-rame FTTC la tendenza è inversa: dal 50,3% al 40,5%: la distanza tra le due tecnologie si sta riducendo rapidamente, ed è lecito aspettare il sorpasso in tempi relativamente brevi.
Questa evoluzione positiva lo è anche sotto un altro punto di vista: una rete che evolve verso la fibra FTTH può anche consumare meno energia, quindi essere più sostenibile.
Questa affermazione chiama in causa i consumi del rame rispetto a quelli della fibra ed è oggetto di analisi come quella a cui faremo riferimento in questo post, lo studio del Politecnico di Torino “Lo switch-on della Fibra FTTH: un motore di sostenibilità”. I dati ci aiutano a capire perché la diffusione della fibra ottica fino a casa non riguarda solo le prestazioni delle connessioni, ma anche un impatto più ampio e critico nell’immediato e nel futuro.
Non tutta la fibra è uguale
Una breve premessa necessaria ogni volta che si parla di “fibra”, parola spesso usata per indicare tecnologie diverse tra loro. La FTTH, Fiber To The Home, porta la fibra ottica fino all’interno dell’abitazione ed è quella che si sente chiamare “100% fibra” o “fibra ottica pura”; le linee miste rame-fibra FTTC, invece, usano la fibra per una parte del percorso e mantengono il rame nel tratto finale che arriva fino a casa. La distinzione conta anche dal punto di vista dei consumi di energia, che diminuiscono quando si passa alla fibra ottica pura.
Va comunque sottolineato che la FTTC è stata ed è ancora oggi un passaggio positivo fondamentale che ha portato connessioni più veloci dove le linee FTTH non arrivavano e non arrivano ancora: dopo l’ADSL, è la tecnologia che ha sostenuto la diffusione di internet in Italia, ma è importante anche provare a capire cosa possiamo aspettarci dal futuro, anche in termini di sostenibilità.
Una rete 100% fibra può consumare meno?
A rispondere è una ricerca recente del Politecnico di Torino, “Lo switch-on della Fibra FTTH: un motore di sostenibilità” di Michela Meo, Professoressa Ordinaria, e Daniela Renga, Ricercatrice, entrambe presso il Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni, la cui sintesi è disponibile sul sito di Open Fiber, nella pagina dedicata alla fibra ottica a alla trasformazione digitale.
Il punto di partenza è semplice: il vantaggio della fibra ottica in termini di consumi di energia non dipende tanto da quanto la usiamo ma da come è fatta la rete.
Cosa significa? Che gli apparati che tengono in piedi una rete di telecomunicazioni consumano più o meno la stessa energia sia che lavorino molto, sia che lavorino poco: accenderli e mantenerli attivi costa, a prescindere dal traffico che gestiscono.
Rispetto al rame, però, la fibra FTTH ha bisogno di un numero minore di apparati che, a parità di lavoro, consumano meno. Le reti che si appoggiano ancora al rame, invece, richiedono più dispositivi e tecnologie più datate e più energivore.
Il risultato, secondo lo studio, è che la fibra pura offre prestazioni migliori, consumando molto meno.
La sintesi della ricerca del Politecnico di Torino indica che lo spegnimento della rete in rame in favore di una rete 100% in fibra ottica può portare a una riduzione dei consumi energetici attorno all’86%.
Lo studio stima anche che lo switch-off (spegnimento o dismissione) completo del rame in Italia eviterebbe l’emissione di circa 125.000 tonnellate di CO₂ equivalente all’anno. Detto in termini più concreti: il risparmio energetico di una rete interamente in fibra equivale alle emissioni di circa 80.000 veicoli o ai consumi di circa 30.000 abitazioni.
Il tema quindi è sia l’attivazione di linee in fibra, sia lo spegnimento del rame: infatti, non basta che le persone passino alla fibra ottica appena questa diventa disponibile nella loro zona, cioè in modo sparso sul territorio, ma che il rame venga effettivamente spento in modo sistematico, con un piano ben organizzato ed eseguito, perché si possa realizzare davvero una riduzione significativa dei consumi energetici.
Su questo si pronuncia e si muove anche l’Europa: il Digital Networks Act (DNA), la proposta di regolamento della Commissione europea dello scorso gennaio 2026, punta ad accelerare il passaggio alle reti in fibra ottica, e introduce “piani di transizione nazionali obbligatori per garantire la graduale eliminazione sostenibile delle reti in rame e garantire il miglior risultato possibile per i consumatori e tutti gli operatori”.
Cosa significa il passaggio alla FIBRA FTTH per privati e business
Se scegli una connessione FTTH, il vantaggio più evidente è naturalmente la qualità della connessione: più velocità e stabilità per il lavoro, lo streaming, i backup in cloud, l’uso di sistemi smart. C’è poi anche un effetto meno visibile ma reale: passare alla fibra ottica aiuta a dare vita a una rete che consuma meno energia.
Anche noi ci muoviamo e osserviamo questa direzione, e i nostri dati confermano il trend messo in luce dal Report di AGCOM: oggi il 58% delle nostre linee attive è al 100% in fibra ottica.
Come provider, sappiamo bene che la diffusione delle linee più performanti dipende dalla trasformazione e dal miglioramento dell’infrastruttura digitale italiana: crediamo che sia una storia interessante, che i dati siano lo strumento che serve per fare luce nella nebbia delle impressioni, e come sempre, da osservatori diretti, la racconteremo qui.


